Fondazione Marconi
Arte moderna e contemporanea
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Orario: lunedì-venerdì
ore 11-19.

Opening hours: Monday-Friday
11am-7pm

foto
Giuseppe Uncini. Realtà in equilibrio
Giuseppe Uncini. Realtà in equilibrio
17-06-2019
Giuseppe Uncini. Realtà in equilibrio
a cura di Giuseppe Appella
conferenza stampa
lunedì 17 giugno
2019 ore 12
Sala delle Colonne
inaugurazione
lunedì 17 giugno
2019 ore 19 – 21
Sala Via Gramsci
apertura al pubblico
18 giugno – 29 settembre 2019

Dopo le personali di Carlo Lorenzetti, Bruno Conte e Giulia Napoleone, la Galleria Nazionale
celebra Giuseppe Uncini, concludendo il ciclo di mostre Realtà in equilibrio, curato da Giuseppe
Appella. Nel 1982, per una mostra alla Galleria Il Segno di Roma che comprendeva Lorenzetti, Napoleone, Conte, Aricò e Uncini, Fausto Melotti intitolava Realtà in equilibrio il testo pubblicato in un fogliomanifesto diffuso per l’occasione. Considerava i cinque artisti “anacoreti, lontani dalle tentazioni
del mondo” che “vedono dalle finestre e conoscono fuori e anzitempo ciò che sarà necessario alla
costruzione dell’edificio dell’arte” […], compagni nella ricerca, […] compagni in ciò che l’arte
richiede, sacrificio e amore. […]. Non di mimi, si tratta di alcune pietre portanti dell’arte”.
Attraverso 58 sculture e 30 disegni datati 1957-2008, Appella ripercorre in una antologica le varie
tappe del cammino dell’artista scandito da Terre, Cementarmati, Ferrocementi, Strutture spazio,
Strutturespazio-ambienti, Mattoni, Terrecementi, Ombre, Interspazi, Dimore delle cose, Dimore e
muri d’ombra, Spazi di ferro, Spazicementi e Tralicci, Muri di cemento, Architetture, Telai-Artifici.
Il curatore racconta: “Temi e ricerche perentoriamente messi di fronte, in un vis-à-vis tutt’altro che
azzardato, anche nei ripensamenti del già fatto, per perseguire fino alle estreme conseguenze la
fisicità dell’opera, per estrarre dalla materia (olii, terre, cementi, pigmenti su supporti tradizionali,
lamiere, ferri, mattoni), con l’abituale procedimento mentale, come l’ape il nettare dai fiori, una
inedita carica fantastica e quella idea progettuale a lungo accarezzata nella miriade di gesti e
attitudini di mestieri praticati durante la guerra come una personale università del pensiero e della
mano. Perché alla vita fisica della materia, cui corrisponde il farsi corpo dell’immagine, al suo
ruvido rigore, che non respinge una sua esclusiva bellezza, si accompagna in Uncini una sorta di
salda e intensa memoria spirituale portata a sorreggere, come in Brancusi, quanto di razionale e
di irrazionale nutre il fronte del proprio lavoro. Scrive: "Mi piace pensare alla mia scultura come
qualcosa che possiede due vite; l'una quella che io riesco a darle con i miei 'criteri' di estetica, di
spazio e di poesia, l'altra, quella dovuta all'uso quotidiano, vero, concreto della cosa. Naturalmente
ciò che mi interessa è caricare questi vuoti di umori, di momenti poetici, insomma di farne delle
cavità dense di avventure esistenziali".